~mercoledì, 26 dicembre 2007

PenKnifeLoveLife – There Is Nothing More Romantic Than Watching The World Die

 

Small Town Records

 

Genere: Metalcore

 

Raccomandato Se Vi Piace: Catherine, Drop Dead Gorgeous, Johnny Truant, I Killed The Prom Queen, Emarosa

 

Decisamente godibile questo gran bell’EP dei PenKnifeLoveLife, edito in Inghilterra per la piccola ma agguerrita label Small Town Records e intitolato “There Is Nothing More Romantic Than Watching The World Die”. A partire dalla bella copertina (creata da un disegnatore, sicuramente emulo di Derek Hess, ma con meno talento) i PenKnifeLoveLife (nome che sicuramente merita un applauso) ci immergono nel loro mondo, fatto di sonorità cupe, di atmosfere semi apocalittiche, che contengono una malinconia di fondo rintracciabile nei testi assieme a una vera e propria morbosa attrazione per gli assassini e gli psicopatici. Il loro è un metalcore di chiara matrice Rise Records, ovvero urlati post-hardcore inseriti in contesto metal fatto di continui cambi di tempo e una voce melodica che si intromette quando è dovuto e non abusa mai di questo espediente (vedi brani come “Just Enough Newspaper Cutouts”, la migliore dell’intero lotto oppure “Touch Me Again And I’ll Stab A Screwdriver Into Your Face”). Un disco che risulta godibile anche se non aggiunge nulla al genere e non contiene pietre miliari (tranne alcuni scream da animale che certe volte mi stampano un sorriso sul volto enorme) ma che saprà farsi apprezzare dai notevoli estimatori di questo genere, che sta prendendo il sopravvento su altri generi come lo screamo-pop che ormai ristagna nella sua presunzione.

 

Voto:6,5/10

 

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~mercoledì, 26 dicembre 2007

Interscope

 

Genere: Indie

 

Raccomandato Se Vi Piace: Supergrass, Buzzcocks, The Libertines, Babyshambles, Arctic Monkeys

 

Direttamente dall’album di debutto “Costello Music” della gang criminale che imperversa ad Astoria e da la caccia ai Goonies (i Fratellis, sia chiaro) arriva questo The Flathead EP, maxisingolo di quattro tracce per l’omonima canzone “Flathead”, già colonna sonora di uno degli ultimi spot dell’I-Pod dell’Apple. I tre musicisti, da tempo additati dalla stampa inglese come una delle migliori novità degli ultimi anni che può far successo anche al di fuori della terra d’Albione, si cimentano qui con la già citata “Flathead”, splendido singolo a cui fa seguito quel simpatico video con 3 belle pin-up e che sicuramente molti di voi avrete già sentito spesso negli ultimi mesi: altro brano che qualcuno di voi conoscerà è la seconda traccia “Henrietta”, contenuta anch’essa in “Costello Music”, solare e festaiolo come l’intera produzione dei Fratellis, ricorda da vicino un altro gruppo irriverente e sboccato che sicuramente li avrà influenzati, i Supergrass. Influenze del punk inglese di fine anni 70 e della scena mod li troviamo invece nei due buoni inediti qui contenuti come “Stacie Anne”, che se mi fosse stata presentata come un lavoro originale dei Buzzcocks non avrei dubitato del mio fruitore, traccia molto vintage che può far balenare alla mente anche il ricordo dei primi Libertines e “Cigarello”, che se eseguita dal vivo penso trascinerà il pubblico al completo, dato che non si può a resistere alla sua melodia trascinante. Un buon acquisto questo “Flathead” che lascerà il segno, soprattutto a chi non ha ancora mai ascoltato nulla dei tre Fratellis.

 

Voto:6,5/10

 

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~domenica, 16 dicembre 2007

Eyeball Records/DetErMine/V2

 

Genere: Indie-Pop/Pop

 

Raccomandato Se Vi Piace: Bjork, Camera Obscura, Kate Bush, Azure Ray

 

E’ bello ogni tanto abbandonarsi alla spensieratezza di una musica solare ma malinconica al tempo stesso, di una tenerezza disarmante e di una dolcezza a tratti unica. E’ questo il caso del secondo lavoro dei The Tiny, terzetto scandinavo formato dalla bravissima pianista e cantante Ellekari, e dagli altrettanto bravi musicisti Johan e Leo, rilasciato in America tramite l’ormai affermata indie Eyeball (trampolino di lancio di Thursday, My Chemical Romance e Midtown e casa di Pompeii e Zolof The Rock&Roll Destroyer, tra gli altri) mentre in Europa l’uscita è stata annunciata per la DetErMine (etichetta di proprietà della stessa Ellekari e della sua amica e “collega”, dato che è una cantante abbastanza conosciuta in Gran Bretagna, Ane Brun) e distribuita dalla V2. L’album è un concentrato di emozioni altalenanti ma che sono tutte unite da un unico fattor comune, la dolcezza: è questo infatti l’ingrediente che lega tutto questo “Starring; Someone Like You”, una componente che i The Tiny non vogliono far mancare nei propri brani grazie alla delicata voce di Ellekari e alle tenere composizioni dell’intero gruppo. Basta ascoltare la dolce e sognante “My Mother”, dedicata alla madre della cantante, contenente addirittura una citazione libera da “Eleonor Rigby” dei Beatles, o l’incantevole duetto con Ed Harcourt in “Sorry”, la classica canzone che potrebbe essere cantata da due innamorati sotto la luna. In realtà l’intero album comincerà a decollare dopo svariati ascolti: dopo poco tempo non potrete più fare a meno di quella voce che gioca a rincorrersi in brani come “I Don't Like You (The Way You Move On)” o “In Reality” dove la brava cantante si trova in bilico tra la Bjork più sognatrice e la Kate Bush più sperimentale o di quelle atmosfere un po fredde, malinconiche e sinistre ma allo stesso tempo dolci e rassicuranti come nella finale “My Greatest Fear”, dove i musicisti sembrano flirtare con quel post-rock dilatato e senza tempo tanto da ricordarmi i primi lavori dei Giardini Di Mirò oppure giocando con un mood quasi natalizio in “They Say It’s Weird”, spensierata e giocosa. Invernale sarebbe l’aggettivo più adatto a questo lavoro, che con questo periodo di freddo da neve e il mio personale countdown al Natale, si è rivelato molto di più di un piacevole ascolto.

Voto:7/10

 

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~giovedì, 13 dicembre 2007

Relapse

 

Genere: Metal/Psychedelic Metal/Metalcore/Thrash

 

Raccomandato Se Vi Piace: Kylesa, Death, Metallica

 

E vi pare che io un 12 pollici raro di “The Wolf Is Loose”, singolo del terzo album dei Mastodon “Blood Mountain”, edito dalla Relapse, con una sola bonus track (il live di “Capillarian Crest”), me lo potevo perdere? Certo che no. Non perché io sia un fan dei Mastodon o perché sono una delle metal band migliori degli ultimi anni, è perché io sono profondamente innamorato delle cose inutili. Perché questo singolo è inutile. Non inutile nel senso “Sti Mastodon fanno cagà”, ma inutile nel senso “Sti Mastodon rompono i culi, perché io mi vado a spendere un fracco di soldi per un vinile 12 pollici, per una normalissima versione live di “Capillarian Crest”, quando mi scarico un bootleg e mi va bene uguale?”. Sia chiaro, massimo rispetto per i Mastodon, ma questo vinile è inutile. Come questa recensione. Solo che qui vi dico pure che “The Wolf Is Loose” è uno dei più chiari esempi del loro metal mischiato a un po di thrash, molta psichedelia e accelerazioni che a volte sembrano metalcore e “Capillarian Crest” introduce elementi quasi progressive nei loro brani. Così potrete ribattere con il solo, sei inutile. Tiè.

 

Voto:3,5/10

 


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~sabato, 08 dicembre 2007

Detournement

 

Genere: Metalcore/Hardcore Melodico

 

Raccomandato Se Vi Piace: Modern Life Is War, Life Long Tragedy, Killing The Dream, Every Time I Die

 

Se state cercando un bel disco di hardcore melodico ma con qualche riff metallico e addirittura qualche piccolo break in cui moshare, dove la voce non si esalta in continui growl o urlati acuti, stile post-hardcore ma resta sempre sui binari dell’urlato hc, quello che trasuda da tutti i pori passione e rabbia (sia chiaro non in stile anni 80, ma più su atmosfere alla Every Time I Die), ho il disco che può fare per voi. Tornano dopo qualche anno gli In The Face Of War e lo fanno a mio parere in grande stile: stessa rabbia e passione che riscontravamo in Live Forever Or Die Trying, aggiungendoci però un notevole tiro ai pezzi che risultano veloci e mai banali, con cambi di tempo eseguiti alla perfezione. Esemplificativi in questo senso appaiono “Conversation”, dove ad accompagnare un ritmo devastante e deflagrante troviamo sia stacchi mosh, piccoli accenni di assoli e addirittura riff di chitarra che accennano allo splendido periodo dell’emo-core made in DC (Dag Nasty su tutti), “Here We Are, Here And Now” (stile Modern Life Is War e molti dei prodotti targati Deathwish Inc.) , la velocissima “Suicide” e la conclusiva tripletta “Second Homes”, “Uncovered” e “Victims”, dove viene esaltata maggiormente la sezione melodica che crea contrasti assolutamente deliziosi, quasi a ricreare l’atmosfera dei primi lavori di Hopesfall e di quella scena metalcore, strettamente imparentata con lo screamo più puro. In conclusione un album che appare fuori dalle attuali mode del metalcore odierno (ovvero doppia cassa, growl a tutto spiano e melodico nel ritornello) ma che si unisce invece a quello di quella microscena di metalcore/hardcore melodico che segue da qualche anno l’etichetta di Jacob Bannon, la Deathwish Inc.

 

Voto:7/10

 

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~lunedì, 03 dicembre 2007

 

Autoprodotto

 

Genere: Elettronica/Nintendo-core/Post-Hardcore

 

Raccomandato Se Vi Piace: Enter Shikari, HORSE The Band, Hopes Die Last, Chiodos

 

Ricordate il progetto The Postal Service? Ben Gibbard dei Death Cab For Cutie e Jimmy Tamborello (aka DNTEL) abitando l’uno a Washington e l’altro nella cupa Seattle riuscirono a confezionare un ottimo lavoro come “Give Up”, scambiandosi le varie registrazioni attraverso il servizio postale americano cui poi hanno omaggiato dandogli il nome dell’intero side-project. Ora anche in Italia possiamo vantare di avere un simile progetto. Vi starete sicuramente chiedendo “Dobbiamo quindi aspettarci uno splendido indie-emo-pop anche da parte dei nostri connazionali Dungeon Elite?”, peccato che io risponderei che il paragone tra i due progetti rimane solo a livello “burocratico”. Sì, perché i Dungeon Elite nascono su Internet, come un divertissement tra alcuni amici di Novara (Luca e Daniele alle chitarre e lo screamer Fada) e Becko, membro di Hopes Die Last, A Fallen Star e A Perfect Tragedy (gruppi della scena romana che stanno riscuotendo un discreto seguito, soprattutto i primi), qui nelle vesti di cantante e di responsabile dei synth, i quali hanno lavorato a questo disco scambiandosi vari demo e idee tramite il web. La musica di questa nuova band “virtuale”  invece si avvicina molto alle ultime tendenze in fatto di hardcore, quel synthcore/Nintendo-core portato alla ribalta dagli HORSE The Band e dai loro ottimi cloni Enter Shikari. I Dungeon Elite, al contrario degli appena citati Enter Shikari, non si limitano a copiare ma hanno quel pizzico di originalità che potrebbe contraddistinguerli non solo a livello nazionale, a cominciare dai titoli dei vari brani e dell’intero lavoro, una vera perla “Nerdica” a tutti gli effetti, assieme ai vari sample inseriti nell’album (si parla di estratti tratti da giochi come Unreal Tournament, Metal Slug, Tekken, Mario Bros e alcuni giochi della EA) per continuare con i brani più melodici con i quali si avvicinano ad artisti come Chiodos. Impossibile citare solo un brano tra i 12 proposti dal quartetto: “I've To Do Lvl 23 Before Server Crush Down”, “Stay Together For The Pics” e “Elite n.10” si segnalano come le più violente, “GG” riprende quel paragone con i Chiodos mentre invece le chiare influenze HORSE The Band vengono prepotentemente fuori nella conclusiva “Game Over”. Simpatiche anche “I Dunno If This Song Will Be Called Pvp Or Tvb” e la cover di “The Darkest Night” degli As I Lay Dying. Un disco simpatico che vi saprà intrattenere per una buona mezz’ora, garantito.

 

Voto:7/10

 

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~venerdì, 30 novembre 2007

Autoprodotto

 

Genere: Rock/Pop-Punk/Power-Pop

 

Raccomandato Se Vi Piace: Fall Out Boy, Cartel, Maxeen, Zebrahead, All Time Low

 

Un bell’EP questo The Deception degli Hero Pattern, quartetto del New Jersey ancora unsigned che suona un discreto power-pop con qualche piccola accelerazione simil-pop-punk (stile ultimi Fall Out Boy o All Time Low) come ad esempio nel buon opener intitolato “Don’t Even Miss Me”, caratterizzato da un ritmo veloce e serrato e da una breve durata (quasi due minuti). Un po a corto di originalità, questo c’è da ammetterlo sugli Hero Pattern, ma non va assolutamente detto che non sanno come trovare appigli per rendere varia e assolutamente godibile la loro musica: un pizzico di Police e Maxeen (i loro naturali eredi) in “Memory”, atmosfere solari e allegre, che ricordano da vicino i Bowling For Soup (“Control My Heart”), una capacità indescrivibile nell’azzeccare i ritornelli giusti (“Shake This Feeling”) e anche una misera incursione nell’emo-rock anni 90 con “Signal”, dove vengono ripresi i ritmi che hanno reso grandiosi gruppi come The Anniversary e The Promise Ring. Confido in questi ragazzi, arriveranno a grandi vette, me lo sento…

 

Voto:6,5/10

 

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~giovedì, 15 novembre 2007

Rise Records

 

Genere: Metalcore

 

Raccomandato Se Vi Piace: American Me, Drop Dead Gorgeous, Atreyu, It Dies Today, As I Lay Dying

 

Debutto sulla lunga distanza questo dei Catherine che con il primo album “Rumor Has It: Astaroth Has Stolen Your Eyes”, confezionano un ottimo disco di moderno metalcore, ossia breakdown a iosa, growl quando ci stanno bene e per il resto scream totali senza nessun accenno di melodia per quanto riguarda la sezione vocale. Il lavoro, il resto del gruppo lo esegue perfettamente, capaci di passare da attacchi di metal puro (“LATNEMURTSNI”) a efficaci aperture melodiche condite da perfetti stacchi di tempo (“Party On The Interstate”, “Is It Tomorrow Yet?”, quest’ultima con passaggi vocali brillanti). Nulla da invidiare quindi a It Dies Today e As I Lay Dying, i primi nomi che balzano alla mente di chi ascolta questo cd, e nemmeno agli Atreyu (simili nei passaggi melodici e negli assoli,basta dare un ascolto all’ultima e splendida traccia “Denigration Makes John Doe Angry”) e ai compagni di etichetta American Me e Drop Dead Gorgeous (nelle parti più nevrotiche e schizzate): un ottimo cd per chi di questa musica ne va matto. Per gli altri risulterà ostico come qualsiasi disco metalcore.

 

Voto:8/10

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~venerdì, 02 novembre 2007

Rise Records

 

Genere: Screamo-pop

 

Raccomandato Se Vi Piace: Drop Dead Gorgeous, A Skylit Drive, Before Their Eyes, Alesana, Alexisonfire, The Receiving End Of Sirens, The Fall Of Troy

 

Vi presento “Whatever I Say Is Royal Ocean”, EP di sette pezzi di notevole fattura, in cui vengono miscelate molte influenze, soprattutto quelle di gruppi che gravitano da tempo nella scena screamo-pop internazionale. Di ciascun gruppo i Dance Gavin Dance, riescono a prendere solo il meglio: le melodie orecchiabili e i ritornelli azzeccatissimi dagli Alexisonfire, il lavoro complesso dietro ad ogni singolo pezzo, tipico dei The Receiving End Of Sirens, l’immediatezza degli A Skylit Drive e una serie di piccole qualità raffazzonate qua e là da gruppi come Drop Dead Gorgeous, Before Their Eyes, Alesana o addirittura The Fall Of Troy e Fear Before The March Of Flames nelle parti più potenti. Che bisogna ammettere in questo primo lavoro, ne troviamo davvero poche, quasi si volesse mettere in risalto la splendida voce del cantante Jonny Craig, il quale usa una tonalità alquanto inusuale, molto alta ma diversa dalle altre che è possibile ascoltare in altri gruppi screamo-pop/post-hardcore, quasi come se volesse ricercare una sensibilità pop da imprimere nei propri pezzi (“The Robot With Human Hair Pt.2”, “The Importance Of Cocaine”). Scegliere un pezzo migliore degli altri in quest’album è veramente un impresa ardua poiché ogni brano è di assoluto spessore e riesce ad integrarsi perfettamente con gli altri per creare un lavoro di ottimo livello. Dopotutto c’è da ammettere che la Rise Records in questo campo poche volte ha fallito: con questo “Whatever I Say Is Royal Ocean” i suoi detrattori avranno ancora più problemi a trovare il pelo nell’uovo, pardon, nell’etichetta. Garantito.

 

Voto: 8,5/10


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~venerdì, 26 ottobre 2007

Eyeball Records

 

Genere: Power-Pop/Pop-Punk/Alternative Rock

 

Raccomandato Se Vi Piace: Audio Karate, Ozma, My Chemical Romance, Thursday,

 

Nel 2007 la Eyeball, complice l’enorme (e a mio parere immeritato) successo che ha colpito la band del New Jersey, My Chemical Romance, decide di ristampare il primo e unico lavoro dei Pencey Prep, band del chitarrista più amato dalle ragazzine, Frank Iero nonché di anche ex componenti di Sector 12 e Stick Figure Suicide. Questo “Heartbreak In Stereo” devo ammettere che è comunque degno di nota non solo perché il già citato Frank, si cimenta con il canto ma anche perché questa strana commistione di power-pop (“PS Don’t Write”), pop-punk (“Don Quixote” anche se c’è da dire che è un pop-punk molto più chitarristico, alla Audio Karate), alternative-rock (“The Secret Goldfish”, una delle tracce meno riuscite dell’intero lavoro, ripetitiva e a tratti noiosa) e una piccola spruzzatina di ultimissimo emo-core (primi Thursday e soprattutto ciò che è possibile ancora rintracciare nel primo lavoro dei futuri My Chemical Romance, basta ascoltare “8th Grade”) in alcuni casi convince. Certo, lungi da me affermare che un album come questo è sicuramente imprescindibile ma è interessante perché mostra uno spaccato della prima scena emo-core ad imporsi a livello mondiale (era il tardo 2001 quindi la scena era continuamente in ascesa e non aveva conquistato tante attenzioni quanto ora). E poi date un ascolto a canzoni “10 Rings”, “Trying To Escape The Inevitable” e la conclusiva “Florida Plates”: loro sì che un po di potenziale ce lo avevano, peccato che la loro corsa sia terminata subito dopo l’uscita di “Heartbreak In Stereo”

 

Voto: 6/10

 

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